Sos fisco e equitalia

D.:  RATEIZZAZIONE EQUITALIA: MA POSSO DILAZIONARE IN 10 ANNI?

R.: Con la modifica alla riscossione con l’art. 52 del D.L. n. 69 del 21/06/2013 (in G.U. n. 144 del 21/06/2013), entrato in vigore il 22/06/2013 il legislatore ha inteso avvicinarsi alle richieste del cittadino mediante una dilazione delle rate. Ma questo è positivo o negativo?
Come detto, la rateazione può essere aumentata fino a 120 rate mensili quando il debitore si trovi, per ragioni estranee alla propria responsabilità, in una comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica. Tuttavia la concessione della rateizzazione è subordinata alle seguenti condizioni: a) impossibilità per il contribuente di assolvere il pagamento del credito tributario secondo un piano di rateazione ordinaria (onere del contribuente dimostrarlo); b) valutazione della solvibilità del contribuente di poter ottemperare al piano predisposto in 120 rate In definitiva, oggi, alla luce delle modifiche intervenute, in tema di rateazione possiamo distinguere quattro diverse situazioni in cui verte il contribuente: a) Rateizzazione automatica: qualora il grado d’indebitamento del contribuente sia inferiore a € 50.000 quest’ultimo può chiedere una rateizzazione sino a 72 rate mensili soltanto presentando apposita domanda presso gli uffici Equitalia competenti; b)rateizzazione ordinaria: Per le somme oltre € 50.000, sempre fino a 72 rate, il cui presupposto di temporanea situazione di obiettiva difficoltà deve essere documentato dal contribuente allegando alla richiesta gli atti necessari(per la persona fisica è sufficiente L’ISEE mentre per le società indice di liquidità e indice Alfa); c) Rateizzazione in proroga: è quella della proroga prevista dall’art. 19, comma 1-bis, del D.L. n. 16/2012, nel senso che il contribuente può chiedere una sola proroga “in caso di comprovato peggioramento della sua situazione per un ulteriore periodo e fino a 72 mesi”, sempre che nel frattempo non sia intervenuta la decadenza; d) Massima rateizzazione: ed è quello previsto dalla suddetta modifica legislativa, nel senso che le rate possono essere aumentate fino al numero di 120 mensili.
Ma l’estensione a 120 rate è una cosa positiva? Certamente una rateizzazione maggiore rappresenta una rata più bassa rispetto a quella calcolata con le 72 rate, ma certamente comporta un esborso di tassi d’interessi davvero importante per il contribuente spesso insostenibile. D’altra partela rateizzazione comporta una sorta di finanziamento indiretto che non compare in nessuna banca dati per cui potrebbe essere colto favorevolmente da chi non può accedere al finanziamento bancario. Per cui come tante cose non esiste la migliore soluzione, ma tutto dipende dalla situazione soggettiva ed oggettiva individuale.
2) IL FISCO NON PUÒ PIGNORARMI LA MIA CASA… forse!!!!!
E’ vero che non possono pignorarmi più casa? I giornali in quest’ultimo periodo hanno fatto passare il seguente messaggio: la tua casa non può essere pignorata dal fisco. Ma sarà vero? La recente modifica legislativa impedisce al concessionario di dare corso all’espropriazione se l’unico immobile di proprietà del debitore è adibito ad uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente, con esclusione delle abitazioni di lusso aventi le caratteristiche individuate dal decreto del Ministro per i Lavori Pubblici del 02/08/1969, pubblicato nella G.U. n. 218 del 27/08/1969, e comunque dei fabbricati classificati nelle categorie catastali A/8 e A/9. In altre parole l’agente della Riscossione (Equitalia) non può procedere al pignoramento dell’abitazione principale, nel caso in cui ricorrano congiuntamente le seguenti tre condizioni: a) non si tratti di un’immobile di lusso; b) che l’immobile sia destinato ad uso abitativo ed il debitore abbia lì la propria residenza; c) che tale immobile sia l’unico di proprietà del debitore (per cui tutt’al più potrà essere iscritta ipoteca sull’immobile di cui all’art. 77 DPR n. 602/73);
Nel caso in cui, invece, non ricorrano le condizioni di cui sopra come nel caso di seconda abitazione, il limite minimo per il pignoramento dell’abitazione viene elevato ad € 120.000 Nulla cambia, invece, per le ipoteche, che possono essere ancora iscritte anche sull’abitazione principale, alla sola condizione che il debito a ruolo superi i 20.000 euro. In ogni caso, viene stabilito che l’espropriazione può essere avviata solo allorchè sia stata preventivamente iscritta l’ipoteca di cui all’art. 77 del DPR n. 602/1973 e siano decorsi sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto.
3) I BENI STRUMENTALI SONO PIU’ TUTELATI… O NO? L’art. 52 del D.L. n. 69/2013 citato prevede che i beni di cui all’art. 515, comma 3, del codice di procedura civile, anche se il debitore è costituito in forma societaria, ed in ogni caso se nelle attività del debitore risulta una prevalenza del capitale investito sul lavoro, possono essere pignorati nei limiti di un quinto, quando il presumibile valore di realizzo degli altri beni rinvenuti dall’ufficiale esattoriale o indicati dal debitore non appare sufficiente per la soddisfazione del credito. La nota di Equitalia del 1° luglio 2013 conferma che il pignoramento dei beni strumentali indispensabili all’attività nei limiti di un quinto del loro valore può essere effettuato solo in via residuale. Ne deriva che, se l’ufficiale della riscossione rinviene altri beni il cui valore è capiente rispetto all’ammontare del debito complessivo, il pignoramento non potrà essere effettuato. E’ inoltre stabilito che il vincolo del pignoramento nei limiti del quinto opera anche quando il debitore è costituito in forma societaria e se il capitale investito prevale sul lavoro. Nell’ipotesi in cui il pignoramento è legittimamente eseguito, la novella legislativa dispone che il debitore sia nominato custode dei beni stessi e che la vendita all’incanto non possa essere effettuata prima di trecento giorni.
In questo modo si consente tra l’altro, da un lato, di reperire le risorse finanziarie attraverso il processo produttivo, dall’altro, di tentare di trovare un acquirente per evitare la vendita a valori inferiori a quelli di mercato, avvalendosi della facoltà prevista nell’art. 52 DPR n. 602/73. La citata nota di Equitalia rileva a riguardo che deve, pertanto, ritenersi inibita la possibilità di avvalersi dell’istituto aste giudiziarie ai fini della custodia e della vendita dei beni in questione. Il pignoramento dei beni strumentali indispensabili perde efficacia con il decorso di 360 giorni dalla data in cui esso è effettuato. Tanto, in deroga alla regola generale secondo cui l’efficacia del pignoramento dura 200 giorni. Ciò significa, osserva ancora Equitalia, che la vendita all’incanto deve essere disposta entro i 60 giorni successivi al decorso del periodo minimo di legge.
4) NON SI TOCCA L’ULTIMO STIPENDIO… Il D.L. n. 69/2013 più volte citato all’art. 72-ter del DPR n. 602/73 dopo il comma 2 ha inserito il seguente comma 2-bis: “Nel caso di accredito delle somme di cui ai commi 1 e 2 sul conto corrente intestato al debitore, gli obblighi del terzo pignorato non si estendono all’ultimo emolumento accreditato allo stesso titolo”. La suddetta norma disciplina i limiti di pignorabilità delle somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, che siano confluite sui conti correnti bancari e postali. Al riguardo, il legislatore ha stabilito che, in presenza di somme dovute a titolo anzidetto, pensione inclusa, accreditate sul conto corrente intestato al debitore, gli obblighi di legge che gravano sul terzo non possono ricomprendere l’ultimo emolumento affluito sul tale conto, che resta, pertanto, nella piena disponibilità del correntista. Alla luce di tale previsione devono ritenersi superate le disposizioni impartite da Equitalia con la nota protocollo n. 2013/4404 del 22 aprile 2013.

 

 

 

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